Cambio di rotta in Palestina con la nuova Intifada dei pensionati

di Samir Zakaria | Resta ancora sotto tono la reazione popolare dei palestinesi a seguito dell’impegno di Trump di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, anche se il sentimento anti-Israele nel mondo arabo è l’unico vero legame che mette d’accordo tutti, al di là della religione, provenienza o lingua.

Osservando attentamente i media arabi, sopratutto Al Jazeera, Al Arabiya, BBC Arabic e Sky News Arabic, e seguendo attentamente gli articoli di uno di maggiori scrittori e giornalisti del mondo arabo, Abdel Bàri Atwàn, che tenta disperatamente di risvegliare il sentimento panarabo pro-Palestina, si percepisce per ora solo una reazione diversa delle nuove generazioni di palestinesi, sia musulmani che cristiani, che hanno sì ereditato l’amore e la passione per la propria patria, il passato e la storia, ma che non reagiscono con la stessa violenza disperata dei loro genitori o, in alcuni casi, dei nonni. Lo dimostra anche il fatto che il leader di Hamas Isma’il Haniyeh ha tentato, nel suo discorso fatto il giorno dopo la firma di Trump, di dare il via libera alla terza intifada, ma che di fatto questa è molto simile alla normale resistenza quotidiana in atto da qualche anno.

La domanda che si potrebbe fare in questo caso è; cosa sanno le nuove generazioni di com’era la Palestina negli anni 40, 50, 60 e 70 ? quanti di loro hanno scelto, nel corso degli anni, di cambiare paese e migrare all’estero in cerca di una vita più dignitosa, dimenticando anche se solo in parte gli ideali dei genitori ? Hanno ancora voglia di usare la forza contro uno degli eserciti più potenti della regione?

Samir Zakaria | Articolo : Intifada dei pensionati in Palestina

Ricordiamo che la seconda Intifada del settembre del 2000, che ha contribuito insieme alla guerra del Golfo a creare quel clima di ostilità nei confronti degli americani, sfociato infine negli attentati dell’ 11 settembre del 2001, era iniziata per un motivo molto meno drammatico di questo, ovvero per la visita dell’allora capo del Likud Ariel Sharon alla Spianata delle Moschee.

E’ vero che le conseguenze dello spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme saranno, a dir poco, drammatiche in tutta la regione, ma è anche vero che all’interno del nuovo mondo palestinese apparentemente unito i giovani attivisti stanno puntando sul dissenso popolare a livello internazionale, per cercare tramite le mille vie della diplomazia mondiale di ottenere qualcosa che, con la forza, non riusciranno mai ad ottenere.

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Categorie:Occidente e mondo arabo, Politica internazionale, Questione palestinese

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