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Trump, la caduta della vergogna

Articolo originale di Elias Khouri
Traduzione a cura di Ahmed Bakie

Ha iniziato la sua era come ballerino in Arabia Saudita e
ha concluso il suo regno come ballerino sul palco della sua
sconfitta negli ultimi giorni della sua campagna elettorale.
L'incubo è sceso, così è caduto il commerciante
immobiliare e l'imprenditore "il furbetto" che è riuscito a
scalare la cima della piramide dell'impero, e con lui sono
cadute la oscenità, la indecenza, la vergogna e la volgarità.

Il presidente, che aveva scalato la cima del potere nel suo
paese, ha fatto suonare il ritmo della crisi della
globalizzazione, dei tradimenti delle élite e della brutalità
del neoliberismo che ha riportato il mondo nei conflitti
etnici, nazionali e religiosi, quello stesso presidente è
caduto ora davanti al candidato più debole della storia del
Partito Democratico. Gli americani non hanno eletto
Biden, ma hanno scelto di rovesciare Trump.

Donald Trump ha fondato il teatro dell'assurdo nella
politica internazionale. Un uomo mente tutto il tempo e
prende decisioni casuali in base al suo temperamento, e
intorno a lui c'è un consigliere, fatto di cera. È suo genero,
circondato da una banda di sionisti Likudiani e sopra di
loro c'è il suo ambasciatore in Israele David Friedman,
che, portando una pala, andò sottoterra alla ricerca del
tempio di Salomone!

Una politica mescolata a miti e leggende religiose, un odio
per neri, ispanici, arabi e musulmani, una brutale
mascolinità nella sua oscenità e un uomo distratto
all’interno di Twitter e negli attacchi alla libertà di
opinione e di stampa. Ha votato per lui un gran numero di
bianchi poveri, che lui disprezzava, e ha portato il suo
paese al disastro dell'epidemia di Corona senza maschere,
perché disprezza la scienza e non si cura della santità della
vita.

Alla fine, "l'establishment" è riuscito a “sputare” Trump.
L'uomo non era più tollerabile a tutti i livelli e doveva
essere allontanato per non far precipitare il sistema
politico americano.

Donald Trump non è uscito dal nulla e non è caduto
invano.

L'uomo è emerso come espressione di una crisi
economica, politica e morale creata dal neoliberismo. Non
ha esercitato il potere, ma lo ha cavalcato, incarnando ciò
che non si può dire. L'uomo ha incarnato tutte le ambiguità
del sistema capitalista, esponendo il razzismo, l'odio e il
disprezzo per i poveri. Sono le costanti del desiderio del
regime che cercò sempre di nascondere. Trump è arrivato
in un momento di crisi postmoderna per rivelare il
nascosto e vantarsene. È diventata una voce colta dal
razzismo e dai lavoratori bianchi che si sono trovati nel
cuore della confusione e della povertà, ed ha espresso la
preoccupazione delle aree rurali che non erano accolte dal
sistema e si sono ritrovate fuori dal linguaggio delle élite
dominanti.

Donald Trump ha rappresentato il momento del crollo dei
valori morali in una comunità politica americana che
copriva i suoi crimini con un velo di diritti umani e valori
democratici. Il presidente era un pubblico alleato delle
dittature e degli assassini dei re del petrolio, ed era
ossessionato dalla retorica degli evangelisti sionisti, così
Netanyahu divenne il suo specchio attraverso il quale vede
il mondo coperto di discorsi religiosi che si preparano per
la mitica battaglia di Armagheddon.

La caduta di Trump è stata un'espressione della capacità
dell'establishment americana di riprendersi l'iniziativa e
inserire le cose nel loro contesto tradizionale. L'incubo
dell'irritabilità politica è passato e gli Stati Uniti
cercheranno di ritornare alle loro vecchie basi d’impero
che guida il mondo, ne assorbe la ricchezza e lo domina.

Un predominio senza linguaggi da ragazzi di quartiere, un
ritorno al Centrodestra rappresentato da Joe Biden. Cioè, il
ritorno al linguaggio dei guanti di velluto e le capacità
della diplomazia, per controllare i conflitti interni in
America, in modo da non lasciare precipitare, com’è
successo dopo l'omicidio di George Floyd, che la polizia
ha compiuto con il fiato di un flagrante razzista.

Biden non è Bernie Sanders, l'umanista di sinistra. L'ex
vice di Barack Obama era un uomo di compromessi, un
centrista bravo a forgiare un linguaggio comune con
l'estrema destra nel Partito Repubblicano e un amico di
Israele che voleva che lo stato ebraico non rivelasse il suo
razzismo nel modo in cui Netanyahu ha fatto. Il razzismo
sionista continuerà, ma con i guanti che coprono la sua
verità con parole sulla pace.

Sappiamo che nulla cambierà in Medio Oriente, ad
esempio, e che questa regione rimarrà prigioniera
dell'assoluta alleanza israelo-americana, ma nonostante ciò
tutti hanno provato un po' di gioia nell'oscurità che
circondava gli eventi mediorientali.

Questa regione, i suoi governanti e la sua gente non sono
mai stati umiliati con tanta maleducazione, indifferenza e
disprezzo.

Possiamo dire che Donald Trump ha rivelato la verità sui
regni fatti di sale, gli imperi del gas e le riserve petrolifere
del Golfo Persico e ha dimostrato in quattro anni ciò che
doveva essere rivelato all'interno dei nascondigli del
degrado.

All'improvviso, con un ballo in Arabia Saudita, Trump ha
succhiato 450 miliardi di dollari. Ha detto al re saudita:
"Paga per rimanere sul tuo trono", così il re ha pagato,
umiliato con la testa abbassata, poi ha detto agli Emirati
Arabi Uniti e al Regno del Bahrein che aveva bisogno di
una vittoria diplomatica, per aiutarlo nelle elezioni
presidenziali. Ha solo chiesto loro di rivelare la verità sulla
loro abituale cooperazione con Israele. I ministri degli
esteri dei due paesi si sono precipitati a Washington e
hanno goduto della compagnia di Netanyahu, annunciando
che i regimi che cercano di dominare il mondo arabo non
sono altro che un gruppo di seguaci che hanno bisogno
dell'America e di Israele per restare al potere.

Trump ha detto ai palestinesi che non esiste uno stato, ma
solo enclave circondate da Israele, è vero che lo
sapevamo, e sappiamo che del processo di pace non resta
altro che un processo vuoto di ogni sostanza, ma la
sfacciataggine e il linguaggio dell'Accordo del Secolo che
adotta l'intera narrativa israeliana, non sono diminuiti e
l'ambasciata americana viene trasferita a Gerusalemme. E
il riconoscimento dell'annessione del Golan siriano
annesso da Israele, ci ha fatto sentire insultati.

Trump se n'è andato e solo Israele e gli autocrati arabi
piangeranno per le rovine della sua bolla.

In Israele troviamo ciò che non possiamo trovare in
nessun'altra parte del mondo. Il 70% degli israeliani
sostiene Trump, secondo un sondaggio condotto dal
Centro israeliano Medfim. Trump sta battendo Netanyahu
e tutti i politici israeliani nel potere occupante. La maggior
parte degli israeliani trova la propria immagine nella
volgarità, nel razzismo e nella retorica oscena di Trump,
secondo il commentatore israeliano Gideon Levy.

Israele riesce a malapena a far fronte a Biden e pagherà un
prezzo pesante per l'arroganza della sua retorica politica e
l'insolenza del suo primo ministro. Per quanto riguarda i
regni e sceicchi del petrolio e i paesi soggetti al dispotismo
militare, non c'è spazio per i sondaggi d'opinione, perché
questi regimi hanno cancellato l'opinione. Tuttavia, la
tristezza e l'orrore del principe della sega e il panico che si
è insinuato in Israele, mentre assistevano alla caduta del
profeta delle bugie in America.

Gli americani salutano Trump con le maledizioni, le
espressioni di gioia e di cinismo che si merita, ma nel
nostro paese afflitto da varie forme di tumulto che ci
deruba, ci controlla, ci umilia e disprezza il nostro dolore,
la nostra gioia presto si dissiperà.

Link articolo originale
https://bit.ly/3f4pSa4